Piccole avventure da cercatori lavoro #2
Bisogna proprio dire che spedire curriculum, setacciare inserzioni e gettarsi nel mare della ricerca di un lavoro, è un’impresa.
Ci sono delle cose che ho maturato a mo’ di cristallino pensiero scaturente dalla contingenza del momento: innanzitutto oltre alle credenziali, dovreste mettere con una scritta in giallo a carattere 72 che intendete essere retribuiti, numero uno. Essere retribuiti correttamente, numero due. Dibattere sul corretto ora sarebbe aprire una ferita purulenta. Ci si concentri sul concetto in genere, io lavoro e tu mi retribuisci.
Pensavo che questa dimenticanza fosse insita nel mestiere di scribacchino ma non è così. Per mia fortuna e vostra sfortuna cari datori di lavoro cialtroni, so fare anche un altro lavoro e sentirmi dire (balbettando quasi) che 12 anni di esperienza li volete pagare sei euro nette l’ora, non è che vi consegni alla storia come degli imprenditori illuminati, mi sembrate più che altro i nuovi negrieri xenofobi.
Ora non è che qui si scopre l’acqua calda nè si va a ingrossare le file degli scontenti, dei disillusi e dei lamentini, ma qualcosa di profondamente sbagliato in questo modo di intendere il lavoro ci deve essere per forza.
Quando è stato il giorno nel quale si è derogato alla propria dignità e la si è svenduta? Quando è stato il giorno che vi siete incattiviti e vi siete messi a presidiare il vostro lavoro e non essere più solidali con il collega più sfortunato? Quando è avvenuto che i diritti acquisiti dopo anni di lotte sindacali, si sono arenati contro la flessibilità, l’imbroglio di una vita possibile, uno stipendio da fame?
(vado nella caverna del druido per un po’, statemi bene)
