Dello scrivere
Meglio scrivere che andare in miniera. Si dice.
Certo.
Ma zappare le parole, mica è sempre facile.
Impara a farti i fatti tuoi
Questa mattina sui prepotenti, mentre leggevo queste condivisibili parole, mi sono resa conto che ci stavo riflettendo pure io, da qualche tempo.
Spesso i prepotenti fanno anche un altro giochetto: ti dicono in faccia le cose senza che tu le abbia chieste. Se desidero un parere, lo chiedo.
Il prepotente - essendo prepotente - il parere, la riflessione, il pensiero che ha in quel momento, te lo vomita addosso come un ubriaco che non può fare a meno di liberarsi della ciucca.
E non è che puoi dire molto oltre al fatto di avere tu il nervoso per un malrovescio abortito nelle mani, perché se dici qualcosa quello pensa “Touché”.
Touché un par di ciufoli, caro il mio prepotente. Impara a farti i fatti tuoi.
Lo scrutatore non votante*
Detto anche il finto democratico.
Partecipa alle discussioni e sulle prime il suo piglio appare sì sferzante ma allo stesso tempo accomodante. Se vi capita di averne uno a cena o al tavolo di un ristorante solitamente dirà “Ottima scelta questa osteria ma c’è quel localino a cento metri che è un bijoux” oppure “Ottimo questo arrosto, mia moglie lo prepara col latte, diventa morbidissimo”. D’uopo, parte il primo vaffanculo mentale.
Lo scrutatore non votante poteva essere farfalla ed è rimasto una crisalide*, dice cose che sembrano condivisibili ma gratta, gratta sono sempre detestabili: è una specie di allenamento zen, ascoltarlo.
Incarna il classico esempio del bastian contrario ma col plus dell’essere opportunista. Dove tira la bandiera lui va ma essendo finto democratico soffre delle sue scelte: non ha alternative, deve seguire la sua avidissima linea di comportamento.
Ha spesso sentimenti di rivalsa: da piccolo era brutto o ciccione o antipatico e nessuno scambiava le figurine con lui. Dice cose estremiste ma si professa tollerante. Se è diventato esperto in qualcosa è la fine: la supponenza e l’arroganza lo metteranno in una presunta posizione di competenza e gli altri, lo subiranno salvo poi avvelenargli l’acqua del distributore di caffè col guttalax. Il finto democratico è il migliore amico dei meschini.
Dice che tutti sono uguali e mentre afferma tale assunto, usa i pronomi noi e loro per spiegarti come la pensa, perché è chiaro e assodato che ogni volta che parla e ribatti qualcosa sei tu che hai frainteso o non hai capito.
Per liberarsene esiste una formula sola: dargli ragione. Se non funziona rimane un’ultima cosa da fare: dirgli di fottersi lui, il localino a cento metri e l’arrosto della moglie.
Una cosa che si impara frequentando i social network
La vita è tutta una questione di like.
Life is a matter of likes.
* secondo me è più fico scritto in inglese
(che poi è anche più sintetico)
ma non ditelo in giro.
Quando arrivi, spediscimi una cartolina
Avevo un amico che diceva “Ciao, vado in vacanza” e poi andava nell’altra stanza di casa sua.
Brutti sogni
Non è che per forza fare dei brutti sogni significa sognare robe brutte con mostri orrendi 0ppure sogni nei quali rivivi situazioni terribili come ripetere cento volte l’esame di maturità (che ansia) o perdere i treni.
L’altra notte ho sognato di partecipare a una specie di festa/evento dove c’erano molte persone e molto cibo. Soprattutto c’erano torte spettacolari come queste, queste e queste. Soprattutto, c’era molto cioccolato in tutte le sue declinazioni mangerecce.
Mentre ragionavo tra me e me su cosa scegliere, prendevo un piatto e mi avvicinavo a una torta meravigliosa. Un misto di mousse al cioccolato, morbida, glassa croccante, sentore di cremino, consistenza soffice. Per fare un parallelo, prova tu a immaginare il mangiare che ti soddisfa di più col profumo, il desiderio, l’aspettativa, l’acquolina e tutto il resto.
Solo che arrivata lì nei pressi della torta non riuscivo a muovere un passo. Avevo in mano il piatto e non riuscivo a muovermi, ero inchiodata al pavimento. Davanti alla torta c’era un cameriere che somigliava a Mr Grady e Mr Grady non è che sia ’sto grande amicone.
“Madame, cosa desidera?”
“Quella torta, per favore.”
“E’ finita.”
“Non è vero.”
“Le dico che è finita.”
Nel mentre vedevo un sacco di persone che me la mangiavano sotto agli occhi e poi, a un certo punto, la torta che volevo era finita davvero e non avendo più delle parole, piangevo e mi disperavo.
Mi sono svegliata con dentro una sofferenza, una sofferenza tale che è stato come se mi avessero tolto qualcosa di fondamentale.
Sono corsa in cucina.
Ho preso un panino morbido e l’ho riempito di nutella e gli ho subito dato un morso, velocissima. Poi mi è venuto in mente quello stronzo di Mr Grady e ho pensato Mr Grady, questa volta ti ho fregato.
Autoironicissim*
E’ colei/colui che potendo lo scriverebbe sulla cartà di identità alla riga segni particolari. E’ altresì la medesima persona che alla prima battuta che le viene indirizzata, risponde con lo sguardo perduto nel tentativo della comprensione.
Poi, per non sbagliare, si offende a morte.
