C’è da dire che di cose non ne ho da dire
Ho scritto un sacco di post in bozza e non me ne piace nessuno. È normale?
Risposte dai sogni
Ho un’amica studiosa di cose alternative: fiori di bach, rune, cose così. Lei è un po’ fatucchiera ma non è un’evangelizzatrice. Fa le sue pratiche di studio in santa pace e si attiva con taluni consigli o considerazioni, solo se interpellata.
L’altro ieri parlavamo del 2009 e dicevamo “Che anno brutto il 2009″ poi ci siamo ricordate che sono almeno tre anni che diciamo che l’anno che verrà sarà migliore dato che il corrente ha fatto un po’ schifo. Concordavamo entrambe sulla versione e ci siamo dunque interrogate sul 2010.
Mi ha detto “Prima di addormentarti, esprimi un desiderio oppure fai una domanda che ti sta a cuore, forse sognando avrai la risposta.”
Ora non mi ricordo benissimo le cose che ho pensato prima di dormire ma mi ricordo ben bene invece cosa ho sognato.
Ho sognato che Giusva Fioravanti assieme a un serial killer, mi davano la caccia.
Adesso io, ’sto 2010, non è che son proprio contenta che inizi, eh.
Vedere le ombre, saper usare le parole
L’altro giorno sono andata a fare degli esami, nello specifico una tac.
La radiologa mi congeda “Passi sabato a ritirare l’esame” ma prima ci tiene a dire che ha visto un’ombra sospetta.
Rimango interdetta e poi dico “Cosa scusi?” “No è che mi devo studiare il caso” dice lei.
Ombra. Studiare. Caso. Penso miriadi di cose.
“Ma venga sabato” continua. Riesco solo a pensare Voglio essere fuori di qui in cinque secondi, che posto orrendo. Una volta fuori spiego tutto al consorte. Devo correre da un’altra parte (ma io voglio correre davvero da un’altra parte) e sono in ritardo, lui dice che torna indietro subito e si fa spiegare meglio le cose.
Intanto dentro di me c’è la tempesta. Cosa ho pensato? Quello che pensi tu leggendo queste righe con aggiunte personalissime, più sei bestemmie.
Entro nella metro, raggiungo l’altro luogo. Suona il telefono. Domani hai la visita in un polo specializzato, mi dicono. Ringrazio l’intercessione di una cara persona, altrimenti sei mesi di attesa (uno che fa? Al solito, crepa). Sento il consorte che dice cose. Dalla parola ombra sospetta è passata circa un’ora e in quell’ora sono morta ed ero da sola. Anche se ci sono persone che ti amano molto, quando crepi sei da solo. È una cosa intima, va bene così, credo.
L’ombra sospetta, nel frattempo, è diventata una ciste e il consorte mi dice che la radiologa ha detto faccio di tutto per farvi avere la tac domani. Il domani è arrivato e anche la tac e sono corsa al centro specializzato. Ci sono stata un’ora. Mi hanno rivoltato come un calzino. Niente di grave, dovrò fare una piccola operazione e starò meglio.
Penso alle parole e penso alla radiologa. Questa gente ha in mano la vita delle persone e non sa parlare, non sa trattare con le persone.
Radiologa, guardati le spalle. La lunga ombra che vedi è quella della tua coglionaggine. Sono sicura che ti inghiottirà prima o poi e già che ci sono, passa il peggior natale della tua vita, stronza.
La legge del farsi i fatti propri
È una legge universalmente riconosciuta, nobile e meschina allo stesso tempo. Nobile si capisce, meschina invece lo si intende nell’unico senso positivo possibile: meglio essere discreti che ficcanaso.
C’è un problema però.
A furia di essere discreti e farsi i fatti propri, la gente, ti dimentica.
La dura legge dell’armadio
É che le ante, non bastano. Mai.
Dello scrivere
Meglio scrivere che andare in miniera. Si dice.
Certo.
Ma zappare le parole, mica è sempre facile.
Impara a farti i fatti tuoi
Questa mattina sui prepotenti, mentre leggevo queste condivisibili parole, mi sono resa conto che ci stavo riflettendo pure io, da qualche tempo.
Spesso i prepotenti fanno anche un altro giochetto: ti dicono in faccia le cose senza che tu le abbia chieste. Se desidero un parere, lo chiedo.
Il prepotente - essendo prepotente - il parere, la riflessione, il pensiero che ha in quel momento, te lo vomita addosso come un ubriaco che non può fare a meno di liberarsi della ciucca.
E non è che puoi dire molto oltre al fatto di avere tu il nervoso per un malrovescio abortito nelle mani, perché se dici qualcosa quello pensa “Touché”.
Touché un par di ciufoli, caro il mio prepotente. Impara a farti i fatti tuoi.
