Le cose che si fanno nei blog nel 2013

Di Daniela Losini | domenica 2 giugno 2013 alle 21:10

Sicuramente aggiornare wordpress se non apri questo posto da sei mesi.

 

La grammatica dell’addio

Di Daniela Losini | venerdì 7 dicembre 2012 alle 14:14

Una delle cose più difficili da fare è chiudere ma se non chiudi, non riaggiorni. Ci sono degli addii che non si dicono ma che avvengono è anche nell’ordine naturale delle cose.

Non è detto poi che ci sia un nuovo modo di intendere l’inizio perché se non chiudi come fai a ricominciare? Con le cose, con le persone, con i sentimenti, con le rabbie.

Bisogna sempre un po’ aver paura di quelli che non sono capaci di chiudere come di quelli che lo fanno con violenza: sono tutti modi sbagliati per farlo. Non che ne esista uno perfetto, anzi. Ma farlo così no: se non chiudi tieni le cose sospese e non si va avanti perché c’è una catena vischiosa, subdola e invisibile che ti tiene legato a delle persone e a delle cose che non sono più le stesse per cui tutto è iniziato. Se ci pensate mica siete le stesse persone di venti anni fa ma ci sono alcuni che lo vorrebbero. Delle volte questo succede anche con i nostri schemi mentali. Sono rassicurazioni false.

Non vanno bene.

Non è un problema mio se non ci si accorge che non ho più gli stessi gusti, che non mi piacciono più le stesse cose.  Chi rimane è perché intuisce e si adegua. Che sembra una brutta cosa ma non è vero, non credeteci quando ve lo dicono. Quando si rimane con delle persone anche dopo tanto tempo significa che abbiamo accettato la loro evoluzione o le loro piccole rivoluzioni che non sono mai senza prezzi da pagare. Quello che va bene e che è giusto è dividersi il conto perché come tu cambi e non puoi imporre i tuoi cambiamenti, l’altra parte non dovrebbe fare nulla per trattenerti dall’elaborare questo processo buttandoti addosso le catene della paura dell’abbandono. È una cosa faticosa, faticosissima ma libera tantissimo e fa bene.

Quelli che lo fanno con violenza non hanno compreso che delle volte accostare le porte è meglio che scardinarle e che la scusa per cui lo fanno per te è l’ennesima copertura per il loro profondo egoismo con la ciliegina della prepotenza. Che poi hai voglia a raccontarti che fan così perché celano paure. Arriva il giorno che le rassicurazioni non basteranno più: e diventerà un rapporto di forza e poi? E poi non lo volete sapere cosa succede.

Delle volte la grammatica dell’addio è da ricercarsi nelle cose non dette ma che sai: a volte si viene abbandonati e serve solo fare i conti col vuoto, possibilmente senza dannarcisi. Altre ancora vieni messa in condizioni di: e più ti ringrazieranno per le cose fatte e tutto il cucuzzaro e più – siatene certi – il vostro addio è stato pensato, ripensato e rimuginato da tempo. C’è stato l’agio dell’elaborazione e, in fondo, lo sapevate anche voi ma qualcuno lo ha detto semplicemente prima. Va bene così. Non fate troppe storie. Starete meglio subito.

 

Mi sono rimasti i pensieri della sera

Di Daniela Losini | martedì 24 gennaio 2012 alle 23:41

E li vorrei tenere per me.

Il giorno che Antonio si vide riflesso

Di Daniela Losini | martedì 13 dicembre 2011 alle 20:19

Antonio non è un tipo facile al lamento. Gli chiedi una cosa e la fa e se non può ti dice di no e morta lì.

Gli avevano insegnato che nella vita si lavora duro e allora lui ha sempre fatto quello che doveva essere fatto. Poi un giorno la fabbrica dove aveva vissuto per quasi venti anni era diventata di qualcun altro. Poi di nessuno.

C’erano stati i due anni di cassa integrazione che poi erano i soldi che già gli avevano tolto dalla busta paga per quasi venti anni. Lo faceva un po’ sorridere questa cosa qui che in fondo, era come se si stesse pagando da solo, che quei soldi lì che eran suoi avevano fatto un giro stranissimo per poi ritornare all’origine.

Si era arrangiato e non aveva nemmeno smesso di fumare per risparmiare sulle sigarette solo aveva imparato a comprarsi il tabacco e a farsele lui.

Si era dato da fare per rendersi indispensabile come tuttofare: un colpo a quell’impianto elettrico, venti euro, Antonio mi sistemeresti la tapparella? Quindici euro e una fetta di torta salata.

Poi un giorno Antonio si è visto riflesso nella vetrina di un negozio: c’era un accrocchio trapano e attrezzi che poteva essere utile da comprare per fare un piccolo investimento ma insomma c’era da ragionarci, bisognava anche vedere se la domanda di pensione veniva accettata.

Antonio si è visto riflesso e gli è venuto il magone: ostia, sono vecchio si è detto. E gli è venuto da piangere.

La crisi

Di Daniela Losini | sabato 5 novembre 2011 alle 22:15

La prossima volta che vado al ristorante ordino un debito.

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1 Commento

Due o tre cose che devi sapere sulla seconda parte della (tua) vita

Di Daniela Losini | mercoledì 3 agosto 2011 alle 16:16

Quel che di seguito andrò a elencare vale come post per i prossimi tre mesi. Metto le mani avanti.

- Tanti la chiamano crisi ma non c’entra niente: quelli a cui la crisi ha davvero portato via qualcosa non lo dicono mica è stata la crisi, non ti dicono niente e basta.

- I capelli bianchi mi perseguitano da un anno e trovare lo shampoo riflessante giusto (senti che eufemismo, che talento mentitore) è stata un’odissea. Un’odissea partecipativa perché nessuno si è esautorato dal dare pareri specifici; ok il rosso wannamarchi merita scherno; ok. Potevi tacere lo stesso non è che devi sempre commentare a capocchia non richiesta i guai degli altri; delle volte le cose più sceme nascondono fragilità che tu poi dici chissenefrega se sei fragile e io ti dico hai ragione e poi ti dico stammi bene ché non puoi proprio dire niente altro, perché tra noi è finita.

- Sono stata molto arrabbiata. Per tanti motivi. Quelli giusti. Quelli sbagliati. Che ne so. Il perdono non è mica una cosa solo cristiana (son furbi quelli han preso la cosa più suggestiva e taaac), è una cosa che richiede un lavoro di smerigliatura certosina. C’è un cantiere e ci son delle cose che smerigli allora. Prima o poi ce l’avrò il capanno del perdono, è utile.

- Mi vergogno della gente fatta così: di quelli che costringono quegli altri a farsi tutta la strada. Quella strada lì è anche incidentata di solito e quelli che non si muovono stanno fermi perché altrimenti finirebbero in una buca. Non si capisce perché ci dovrei finire io nella buca. Non ti muovi? Arrangiati.

- Che sei diventato/a vecchia lo capisci il giorno che cominci a farti raccontare le cose e non le racconti più tu; a tredicianni ne avevo novanta e ad avere un secolo addosso oggi non è malaccio perché ti serve. Un giorno potrebbe capitarti di guardare Precious: saprai riconoscere la sòla di film ricattatorio becero che ti stanno rifilando (no ma parliamo dei close up; una volta ne ho fatti un paio in un video e quando li ho visti ho provato una vergogna infinita per me stessa, non so come ha fatto Lee Daniels a non suicidarsi).

- Ci sono parecchie cose che possono succedere nella seconda parte della tua vita: ché poi, se ci pensi bene, se sai chiudere la prima accostando la porta con leggerezza e decisione, delle volte è tutta discesa. So mica se è vero ma è una cosa certamente sana da pensare.

C’è questo post che avrei voluto scrivere meglio di come l’ho pensato

Di Daniela Losini | sabato 16 luglio 2011 alle 19:43

ma poi mentre ci pensavo ho cambiato idea e non l’ho scritto più. Secondo me ho fatto bene.

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