Mi sono rimasti i pensieri della sera
E li vorrei tenere per me.
Il giorno che Antonio si vide riflesso
Antonio non è un tipo facile al lamento. Gli chiedi una cosa e la fa e se non può ti dice di no e morta lì.
Gli avevano insegnato che nella vita si lavora duro e allora lui ha sempre fatto quello che doveva essere fatto. Poi un giorno la fabbrica dove aveva vissuto per quasi venti anni era diventata di qualcun altro. Poi di nessuno.
C’erano stati i due anni di cassa integrazione che poi erano i soldi che già gli avevano tolto dalla busta paga per quasi venti anni. Lo faceva un po’ sorridere questa cosa qui che in fondo, era come se si stesse pagando da solo, che quei soldi lì che eran suoi avevano fatto un giro stranissimo per poi ritornare all’origine.
Si era arrangiato e non aveva nemmeno smesso di fumare per risparmiare sulle sigarette solo aveva imparato a comprarsi il tabacco e a farsele lui.
Si era dato da fare per rendersi indispensabile come tuttofare: un colpo a quell’impianto elettrico, venti euro, Antonio mi sistemeresti la tapparella? Quindici euro e una fetta di torta salata.
Poi un giorno Antonio si è visto riflesso nella vetrina di un negozio: c’era un accrocchio trapano e attrezzi che poteva essere utile da comprare per fare un piccolo investimento ma insomma c’era da ragionarci, bisognava anche vedere se la domanda di pensione veniva accettata.
Antonio si è visto riflesso e gli è venuto il magone: ostia, sono vecchio si è detto. E gli è venuto da piangere.
La crisi
La prossima volta che vado al ristorante ordino un debito.
Due o tre cose che devi sapere sulla seconda parte della (tua) vita
Quel che di seguito andrò a elencare vale come post per i prossimi tre mesi. Metto le mani avanti.
- Tanti la chiamano crisi ma non c’entra niente: quelli a cui la crisi ha davvero portato via qualcosa non lo dicono mica è stata la crisi, non ti dicono niente e basta.
- I capelli bianchi mi perseguitano da un anno e trovare lo shampoo riflessante giusto (senti che eufemismo, che talento mentitore) è stata un’odissea. Un’odissea partecipativa perché nessuno si è esautorato dal dare pareri specifici; ok il rosso wannamarchi merita scherno; ok. Potevi tacere lo stesso non è che devi sempre commentare a capocchia non richiesta i guai degli altri; delle volte le cose più sceme nascondono fragilità che tu poi dici chissenefrega se sei fragile e io ti dico hai ragione e poi ti dico stammi bene ché non puoi proprio dire niente altro, perché tra noi è finita.
- Sono stata molto arrabbiata. Per tanti motivi. Quelli giusti. Quelli sbagliati. Che ne so. Il perdono non è mica una cosa solo cristiana (son furbi quelli han preso la cosa più suggestiva e taaac), è una cosa che richiede un lavoro di smerigliatura certosina. C’è un cantiere e ci son delle cose che smerigli allora. Prima o poi ce l’avrò il capanno del perdono, è utile.
- Mi vergogno della gente fatta così: di quelli che costringono quegli altri a farsi tutta la strada. Quella strada lì è anche incidentata di solito e quelli che non si muovono stanno fermi perché altrimenti finirebbero in una buca. Non si capisce perché ci dovrei finire io nella buca. Non ti muovi? Arrangiati.
- Che sei diventato/a vecchia lo capisci il giorno che cominci a farti raccontare le cose e non le racconti più tu; a tredicianni ne avevo novanta e ad avere un secolo addosso oggi non è malaccio perché ti serve. Un giorno potrebbe capitarti di guardare Precious: saprai riconoscere la sòla di film ricattatorio becero che ti stanno rifilando (no ma parliamo dei close up; una volta ne ho fatti un paio in un video e quando li ho visti ho provato una vergogna infinita per me stessa, non so come ha fatto Lee Daniels a non suicidarsi).
- Ci sono parecchie cose che possono succedere nella seconda parte della tua vita: ché poi, se ci pensi bene, se sai chiudere la prima accostando la porta con leggerezza e decisione, delle volte è tutta discesa. So mica se è vero ma è una cosa certamente sana da pensare.
C’è questo post che avrei voluto scrivere meglio di come l’ho pensato
ma poi mentre ci pensavo ho cambiato idea e non l’ho scritto più. Secondo me ho fatto bene.
Volevo solo uscire e fare delle cose frivole
e sono stata derubata in metro del portafoglio.
Quando questa città fa così, io la odio. La odio di un odio disperato e assolutamente inutile che solo chi la ama anche negli spigoli riesce a provare. Lo sento che stai cambiando, cara la mia città, ma cambia in fretta ti prego.
