Del perché e del percome certe volte sono zen
Ci son delle volte che scopro di essere paragonabile, per qualche secondo, a un monaco zen.
L’altro giorno ho chiamato un signore che dovevo per lavoro, questi ha iniziato la telefonata con un bestemmione quando gli ho detto che non poteva più andare in un certo posto a ritirare quanto gli spettava perché quel posto era chiuso, e in quell’altro nemmeno ci poteva andare perché pure quello era chiuso.
Ha tirato giù altri quattro saracchi e se l’è presa rispettivamente con: dio, la madonna, gesù e qualche santo del calendario che avanzava.
Ho alzato di un tono la voce per riuscire a chiudere la telefonata come un bravo robottino, ignorandolo ma questo tutto piccato ha detto “Non urli eh e stia calma!”. Allora in sei secondi netti ho pensato: non prendo lo stipendio da 4 mesi, mi danno noia tutto il giorno quelli che chiagnono e fottono in continuazione, mi danno persino fastidio alcuni amici, mi dan fastidio tante cose. E sono stata in silenzio almeno trenta secondi (son tanti 30 secondi di silenzio al telefono) e poi ho detto “Tante belle cose e buonasera”.
La conta degli stupidi
Metti che in una stanza ci siano molte persone.
Metti che in quella stanza, luogo (cena, tavolo, quel che volete) si dibatta di un qualcosa che tutto sommato è inutile, forse dannoso certo superfluo, chiediti sempre chi sta facendo la figura dello stupido perché se non è uno dei tuoi interlocutori allora, lo stupido sei tu.
Sulla strada, c’è sempre una storia
In questo preciso momento della mia vita so già che percorrerò un certo numero di chilometri. La colpa o fortuna è di questo libro, dove in mezzo a altre tredici signore, ci sono anche io. Uscirò di casa per andare in posti diversi dai soliti quattro nei quali vado. Io la chiamerei grossanovità, tutto attaccato.
Questa storia scorre parallela con un’altra storia che comunque non è finita, anzi non se ne vede proprio la fine e che è collegata, a un’altra storia ovvero quella di fare colloqui, cercarsi un impiego. Perché sul cercarsi qualcosa da fare io ve lo assicuro, per pigra che sono finisce sempre che sto facendo qualcosa.
Questa è anche un’altra storia collegata alla mia passione principale: ovvero osservare la gente, studiarla, costruirmi delle storie e provare a raccontarle poi. Oggi a Cigognola (PV) ne ho incontrate parecchie: c’era una mia collega una delle 550 persone che forse rimarranno senza lavoro e la vedevo nel pubblico tutta attenta che mi sorrideva orgogliosa e io lo sentivo proprio che lo era; c’era il matto del paese un signore che ha fatto per quarant’anni l’ingegnere a Milano e che scrive delle poesie strampalate e le distribuisce in fotocopia e annega nel vino un dolore che gli leggi nella faccia e che senti nel fiato, uno che si porta dietro uno strazio di solitudine che non vi saprei descrivere; poi c’era una signora con due occhi verdi liquidissimi che mi si è avvicinata e mi ha detto “Guardi, io quando leggevano le righe del suo racconto, io mi sono commossa” allora lì ti rendi conto che forse, mettersi a scrivere ha davvero un senso. Che poi il risultato quale sia non lo so, lo devono decidere gli altri.
E va bene così.
Wired, quel che penso
Intanto anche se uno lo sa, è vero e confermo che per l’ennesima volta, gli abbonati sono lettori di serie b.
ph tomstardust
*non è un dato certo, vedi commento di Suzupearl
Benvenuti (mica che dovete anche far commenti sull’arredamento eh)
Volevo una casa nuova e ora ce l’ho.
Un ringraziamento speciale va all’amica Suzupearl, per la fantasia, il lavoro grafico e i suggerimenti.
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Lascio cinemax dopo quasi cinque anni, pr5 (catepol, renditi conto!), millemila post, e altrettanti commenti e soddisfazioni e un archivio di film sconfinato che pian piano integrerò qui dentro.
Ricominciamo, dudes.
