Come diceva quello, qui non c’è mai nessuno che mi parli di te

Di Daniela Losini | venerdì 26 luglio 2013 alle 18:45

Sono passati 10 anni non so dire se qualcosa è cambiato. Forse un po’ sì, forse un po’ no.

In questi dieci anni sono successe tante cose che secondo me, mamma, te le sai tutte. All’inizio dell’anno – esattamente  tra il 31 dicembre e il primo di gennaio – ho fatto un sogno dove c’eri anche tu. Sono sempre molto gelosa dei sogni che faccio dove ci sei tu e quindi non lo racconterò ma è stato un sogno importante che mi ha indicato la strada perché delle volte si deraglia e ci si perde. Ci vuole sempre qualcuno che ti ama profondamente che ti dia un suggerimento. A patto che si sia in grado di ascoltare. Non so mica se sto riuscendo a fare tutto bene e se ho *davvero* capito quello che mi hai detto, so solo che ci sto provando e lo sto facendo con la tigna della quale sai che sono capace.

L’Andrea ha già 18 mesi è simpatico, si fa voler bene e ha il cervello fino. Penso che non ci sia giorno della nostra vita nella quale non ti pensiamo in qualche modo o non facciamo qualcosa che ci hai insegnato tu. Penso di avercela fatta tutte le volte che ci sono stati dei problemi grandi perché gli strumenti per riuscire a risolverli ce li hai dati tu.

A me la cosa che mi manca sempre è chiamarti: delle volte quando sono così sopprapensiero penso adesso la chiamo e le racconto cosa è successo oggi perché magari è una successa una cosa che non volevo oppure una cosa che aspettavo da tanto tempo. Allora ci sono quei secondi che ho la felicità pura dentro e poi il secondo dopo arriva una disperazione così profonda che, se mettesse radici, sarebbero nere e aguzze e farebbero sanguinare la terra.

Invece sono riuscita a fare questa cosa del ricominciare daccapo senza troppi complimenti né salamelecchi che se c’è una tua grande qualità che ho capito nel tempo e che mi hai trasmesso è quella di sapersi tirar su le maniche senza frignare ma piangendo ché son due cose diverse. Perché se non piangi poi non impari. Perché le cose che fanno male devono fare male altrimenti c’è l’apatia e se vivi nascondendoti da ogni cosa, spiegami tu il gusto di godersi le cose quando vanno bene.

Scusami un po’ se ho scritto delle cose su di te che sei sempre stata così discreta: ma qui non c’è mai nessuno che mi parli di te. Ci sono le foto, i ricordi e tutte le robe che mi hai insegnato ma come spesso succede alle persone riservate, finisce che non si dice niente e a volte il niente si scambia per dimenticanza. Non è per niente così. Forse ho persino trovato anche una specie di utilità negli anniversari, forse quella per la quale sono stati creati. Mettono dei punti nella vita delle persone e solo in pochi riescono a farne un disegno invece di uno scarabocchio. Prendi questa metafora, mamma, come una promessa.

Le cose che si fanno nei blog nel 2013

Di Daniela Losini | domenica 2 giugno 2013 alle 21:10

Sicuramente aggiornare wordpress se non apri questo posto da sei mesi.

 

La grammatica dell’addio

Di Daniela Losini | venerdì 7 dicembre 2012 alle 14:14

Una delle cose più difficili da fare è chiudere ma se non chiudi, non riaggiorni. Ci sono degli addii che non si dicono ma che avvengono è anche nell’ordine naturale delle cose.

Non è detto poi che ci sia un nuovo modo di intendere l’inizio perché se non chiudi come fai a ricominciare? Con le cose, con le persone, con i sentimenti, con le rabbie.

Bisogna sempre un po’ aver paura di quelli che non sono capaci di chiudere come di quelli che lo fanno con violenza: sono tutti modi sbagliati per farlo. Non che ne esista uno perfetto, anzi. Ma farlo così no: se non chiudi tieni le cose sospese e non si va avanti perché c’è una catena vischiosa, subdola e invisibile che ti tiene legato a delle persone e a delle cose che non sono più le stesse per cui tutto è iniziato. Se ci pensate mica siete le stesse persone di venti anni fa ma ci sono alcuni che lo vorrebbero. Delle volte questo succede anche con i nostri schemi mentali. Sono rassicurazioni false.

Non vanno bene.

Non è un problema mio se non ci si accorge che non ho più gli stessi gusti, che non mi piacciono più le stesse cose.  Chi rimane è perché intuisce e si adegua. Che sembra una brutta cosa ma non è vero, non credeteci quando ve lo dicono. Quando si rimane con delle persone anche dopo tanto tempo significa che abbiamo accettato la loro evoluzione o le loro piccole rivoluzioni che non sono mai senza prezzi da pagare. Quello che va bene e che è giusto è dividersi il conto perché come tu cambi e non puoi imporre i tuoi cambiamenti, l’altra parte non dovrebbe fare nulla per trattenerti dall’elaborare questo processo buttandoti addosso le catene della paura dell’abbandono. È una cosa faticosa, faticosissima ma libera tantissimo e fa bene.

Quelli che lo fanno con violenza non hanno compreso che delle volte accostare le porte è meglio che scardinarle e che la scusa per cui lo fanno per te è l’ennesima copertura per il loro profondo egoismo con la ciliegina della prepotenza. Che poi hai voglia a raccontarti che fan così perché celano paure. Arriva il giorno che le rassicurazioni non basteranno più: e diventerà un rapporto di forza e poi? E poi non lo volete sapere cosa succede.

Delle volte la grammatica dell’addio è da ricercarsi nelle cose non dette ma che sai: a volte si viene abbandonati e serve solo fare i conti col vuoto, possibilmente senza dannarcisi. Altre ancora vieni messa in condizioni di: e più ti ringrazieranno per le cose fatte e tutto il cucuzzaro e più – siatene certi – il vostro addio è stato pensato, ripensato e rimuginato da tempo. C’è stato l’agio dell’elaborazione e, in fondo, lo sapevate anche voi ma qualcuno lo ha detto semplicemente prima. Va bene così. Non fate troppe storie. Starete meglio subito.

 

Giuro che mi impegno ma poi finisce sempre così

Di Daniela Losini | mercoledì 31 ottobre 2012 alle 13:28

che qui dentro imprigiono tonnellate di malinconia.

Non bariamo amici, la malinconia, a meno che siate irrimediabilmente scemi, ce l’avete tutti. La traslate sull’ironia, sulle manie, sulle fissazioni, sulle rotture di scatole. Ma ce l’avete.

Io ce l’avevo anche a tredici anni, quando sono diventata vecchia sarà per quello che la vecchiaia, quella parte della vita dove si scende, così tanta paura non me la fa: mi rimane tanta malinconia, quello sì.

Uno dice il giorno dei morti, la paura della morte, la fotterìa dei pensieri negativi: eppure c’è qualcosa di così potente e celebrativo in ricorrenze del genere che delle volte ho pensato che l’unica scappatoia è la leggerezza. Ma prima della leggerezza si devono mangiare i rovi del dolore e una volta che li hai digeriti puoi stare bene.

Non sono ancora così certa di essermeli mangiati tutti dacché mamma non c’è più, dacché anche Pascale non c’è più. So solo che ci penso con tanto affetto, mi viene il magone, mi mancano ma non c’è il tormento che è la cosa che ti tiene attaccata al passato e il passato, delle volte, diventa cemento armato. E il cemento armato, no.

Allora oggi mi è venuta la pruderia della scrittura e ho scritto queste righe e pensato alla canzone di Bruno Martino del 1960 che si chiama E la chiamano estate, perché te, te ne sei andata d’estate e io non so ma le cose più importanti della mia vita, tutte d’estate. Allora mi sono detta quanta malinconia in una canzone ma è una canzone e, prima o poi, finisce.

The great gig in the sky

Di Daniela Losini | mercoledì 15 agosto 2012 alle 13:59

Tu dici l’estate.

Io non lo so l’estate. Le persone sono più lente per fortuna. Anche se le cose succedono troppo velocemente per poter essere capite. Oggi mi va di scrivere, lo faccio. Metto un punto e poi posso ricominciare.

Ci dicono che sei malato il 26 di giugno, che settembre va bene per fare l’operazione. Abbiamo scoperto le cose in tempo. Che sollievo. Hai settant’anni, sei uno un po’ fifone ma con un tale gusto personale per la battuta e la vita e il teatro che pure nella paura dell’attesa diventa tutto ironico e sopportabile. Morirai il 14 di agosto una sera dove le zanzare si attaccano ai muri e alle persone perché la fame non si ferma mai e con tuo figlio che ti tiene la mano e noi tutti che dalle nostra case usciremo come da un letargo ovattato per venire da te.

Poi succedono le cose che succedono: le pratiche, le decisioni. Lo smarrimento. I pensieri per il futuro.

Poi con tuo figlio, il compagno della mia vita, saliamo sul taxi per tornare a casa. Il tassista ha un cd dei Pink Floyd e parte The great gig in the sky che avrò sentito milioni di volte e milioni di volte ho sempre pensato che canzone della madonna, senza tempo, quanto dice. Di cosa parla.

« There’s no lyrics. It’s about dying. »

It’s all about dying. And restarting again.

Tredici anni, dieci giorni

Di Daniela Losini | domenica 5 agosto 2012 alle 19:49

C’è questa gattina del cortile. Fino a due anni fa viveva nell’officina proprio in fondo alla nostra corte. Una corte come quelle di una volta fatte quadrate dove attorno si sviluppano le abitazioni. La gattina non era né troppo selvatica né troppo domestica, aveva il suo ambito, le sue cose. Poi l’officina ha chiuso ed è rimasta a vivere lì vicino, in una specie di capanna con delle assi.

Ci siamo occupati un po’ tutti di lei nel corso del tempo. Avevamo anche pensato di portarla in casa ma non si è mai fatta prendere. Ci sono gatti così: quelli che si fanno prendere è perché l’hanno deciso, cosa vi credete. Come Petunia che dormiva fuori dalla nostra porta e poi un giorno è entrata in casa e non è uscita più e come Carlotta che l’abbiam vista dal veterinario così piccolina di due mesi nemmeno e lui ha visto la nostra faccia e ci ha detto “Viene dalla Sicilia, nessuno riesce ad avvicinarla”  poi quella si è fatta fare due grattini. Infingarda così ci ha convinti.

Negli ultimi tre mesi la gatta pezzatina del cortile era appannaggio nostro. Le davamo da mangiare tutti i giorni e tanto si era abituata alla nostra presenza che quando tornavamo a casa ci miagolava in saluto, nel cortile ci sono 4/5 macchine e lei dormiva sempre sotto la nostra. Poi siamo andati  in vacanza (tutto bene grazie, ci voleva) e abbiamo dato ai nostri vicini un po’ del cibo accumulato e hanno continuato ad accudirla loro. Poi sentiamo qualcuno dei nostri che ci dice “Grandine, pioggia freddo” e un pensiero ma veloce alla micetta. Oh è una vita che affronta caldazze, gelo e altro. Saprà come fare.

Poi siamo tornati e ci sembrava strana. Tossiva. Poi il giorno dopo della tosse era accoccolata sotto alla macchina come al solito ma non si muoveva. Strano. Siamo saliti. Poi riscesi. Era ancora lì. Respira? Sì ma male secondo me. Cosa facciamo? La portiamo al pronto soccorso, chissà se si fa prendere è così selvatica. E invece la tiriamo su come un salame, non fa una piega. Che brutto. Sono le dieci di sera di sabato scorso e lo passiamo al ps veterinario. Dicono che ha la broncopolmonite. Chissà quanti anni ha? La veterinaria dice secondo me 8/10. Dai ce la può fare. Le fanno la flebo e la danno l’antibiotico.

Telefoniamo tutti i giorni per sapere come procede, tutti i giorni andiamo da lei. Siamo diventati responsabili di tutto quello che le sarebbe successo nel momento esatto nel quale abbiamo deciso di prendercene cura e di non lasciarla sotto alla macchina quasi svenuta. La prima crisi respiratoria la supera, dai che tempra. Fa le fusa, si fa accarezzare. Tiene botta. Chiamiamo anche l’ex proprietario dell’officina e gli diciamo tutto. Viene anche lui dove è ricoverata e ci dice ha l’età di mio figlio sapete? Tredici anni.

No perché bisogna decidere cosa fare una volta che esce dalla degenza. E se non se la prende lui ecco, avete capito. Ma se l’è presa la seconda crisi respiratoria. Non  l’ha superata. Eravamo lì. Non sei morta da sola, c’era dell’affetto accanto a te. Il dolore che si prova per la morte di un animale (per la morte in genere) è una cosa così cristallina e tagliente come una pugnalata che non si può far altro che provarlo fino in fondo e poi, lasciarlo andare.

Sei stata tredici anni nel cortile alla giusta distanza dagli umani quella che avevi deciso tu piccola gatta sgamata e sorprendentemente affettuosa. Poi sei stata con noi dieci giorni. Ci mancherai.

Cose da dire

Di Daniela Losini | martedì 3 luglio 2012 alle 12:03

Insomma il blog.

Mi è venuta voglia di scrivere qualcosa e allora lo faccio. Di solito quando succedono troppe cose vanno messe tutte in fila.

Io le metto in fila:

- sto patendo di nuovo per i denti, i denti sono attaccati al cervello, purtroppo i miei recettori nervosi funzionano e il dolore lo ferma solo un antidolorifico potente, la mia situazione è pesante, forse non serve nemmeno più un dentista ma una visita maxillo/facciale. Se non fosse che è una roba che mi terrorizza, maxillo/facciale sembra il nome di una serie tv degna erede di Nip/Tuck ma in versione italica;

- il nipote cresce bene, si fa voler bene. Che gioia;

- abbiamo qualcuno in famiglia che non sta bene e sta facendo un sacco di visite: sono dispiaciuta, ci posso fare poco ma quel poco ci provo;

- ho bisogno di vacanza, chissà se riesco ad andarci *davvero*;

- mi son messa a dieta, stavolta funziona;

- stanotte mi sono svegliata di soprassalto alle 3 di notte: non mi succedeva da tempo. E allora mi sono messa a ragionare sul riposo e poi sono riuscita a dormire di nuovo ma ho sognato tante e tali cose assurde ché nemmeno uno sotto effetto LSD (come se sapessi quali sono gli effetti dell’LSD);

- delle volte faccio fatica a parlare con la gente, dovremmo tutti conoscere il linguaggio dei segni. Però gli amici lo capiscono. È una cosa bella;

- tra poco è il mio compleanno: per regalo ho superato la mia proverbiale ipocondria e ho fatto tutti gli esami del sangue etc etc;

- vorrei poter dire che la malinconia viene e va ma il più delle volte resta e non ci si può fare molto;

- ti penso, sono 9 anni che non ci sei più. Sono pochi? Sono tanti? Non lo so. A volte sembra ieri. A volte cento anni fa. Quando ci si riesce, non bisogna aver paura;

- Ho visto Prometheus due volte: la prima volevo menare Scott, la seconda c’erano ancora tanti difetti ma è andata meglio. Forse è uno di quei film che vanno maturati. Se così fosse ha fatto un nuovo botto, la vecchia volpe;

- Sipario.

 

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