Lo scrutatore non votante*

Di Daniela Losini | giovedì 8 ottobre 2009 alle 14:22

Detto anche il finto democratico.

Partecipa alle discussioni e sulle prime il suo piglio appare sì sferzante ma allo stesso tempo accomodante.  Se vi capita di averne uno a cena o al tavolo di un ristorante solitamente dirà “Ottima scelta questa osteria ma c’è quel localino a cento metri che è un bijoux” oppure “Ottimo questo arrosto, mia moglie lo prepara col latte, diventa morbidissimo”.  D’uopo, parte il primo vaffanculo mentale.

Lo scrutatore non votante poteva essere farfalla ed è rimasto una crisalide*, dice cose che sembrano condivisibili ma gratta, gratta sono sempre detestabili:  è  una specie di allenamento zen, ascoltarlo.

Incarna il classico esempio del bastian contrario ma col plus dell’essere opportunista.  Dove tira la bandiera lui va ma essendo finto democratico soffre delle sue scelte:  non ha alternative, deve seguire la sua avidissima linea di comportamento.

Ha spesso sentimenti di rivalsa: da piccolo era brutto o ciccione o antipatico e nessuno scambiava le figurine con lui.  Dice cose estremiste ma si professa tollerante.  Se è diventato esperto in qualcosa è la fine:  la supponenza e l’arroganza lo metteranno in una presunta posizione di competenza e gli altri, lo subiranno salvo poi avvelenargli l’acqua del distributore di caffè col guttalax.  Il finto democratico è il migliore amico dei meschini.

Dice che tutti sono uguali  e mentre afferma tale assunto, usa i pronomi noi e loro per spiegarti come la pensa, perché  è chiaro e assodato che ogni volta che parla e ribatti qualcosa sei tu che hai frainteso o non hai capito.

Per liberarsene esiste una formula sola: dargli ragione. Se non funziona rimane un’ultima cosa da fare:  dirgli di fottersi lui, il localino a cento metri e l’arrosto della moglie.

* qui il testo del Bersani