Venezia 2009

Di Daniela Losini | giovedì 24 settembre 2009 alle 11:36

She, a chinese vincitore del Pardo all’ultimo Festival di Locarno. La malizia non è di chi sa sopravvivere e le caramelle dagli sconosciuti, a volte, sono l’unico aiuto.

La Paura di Pippo Delbono. Pippo e il suo film girato col cellulare. Una pippa. Si paventa lo spettro degli emuli sul genere così sono capace anche io.

Gordos, maniera latina. La ciccia e lo scafandro, retorica surreale. Le merendine sono meglio dello xanax.

Lo spazio bianco, Buy attempata primipara, niente retorica.  Napoli e lastre di pietra. Non è solo il dramma che racconta un dolore.

The Informant, Matt Damon panzone e bugiardo patologico. La truffa, è la verità. Prova a prendermi in versione bolsa e casalinga ma col conto corrente ben fornito.

Lourdes, il supermercato del miracolo e i peccati del mondo. Film della madonna. Un bravo cristiano ha sempre risposte e certezze. Un uomo, solo domande.

Lebanon, vincitore del Leone d’oro. Apocalypse in a tank: sguardi folli, regia al cardiopalma, mancato capolavoro. Il contesto è fuorviante. La necessità di dare un nome alla guerra sfoca i contorni e diminuisce la forza del racconto.

Persécution,  Romain Duris soffre tanto e anche la Gainsburg soffre tanto ma per dircelo ci impiegano quasi due ore dove c’è tutto lo scibile della psicanalisi e di Cioè, l’avesse scritto Adele H. Dialoghi surreali, arriva la pretenziosità e soffriamo anche noi.

Life during wartine, la felicità secondo Solondz: i temi sono gli stessi e forse rigira (efficace) sempre il medesimo disperato e grottesco film. Premio Mouse d’oro della Rete alla biennale.