Inglourious Basterds
Raccontarlo non è una cosa così semplice ma non facciamola lunga: il Tarantino dei Bastardi Ingloriosi (il titolo sui cartelloni italici è “Bastardi senza Gloria”) è il Tarantino di Jackie Brown. Misurato, diretto, deciso, razionale e quasi didascalico.
Scrive e dirige un’opera lineare, non stratificata e multilivello come lo è stato (ed è Kill Bill) ma concerta personaggi, tira le fila di dialoghi set/match e allestisce l’usuale danza tecnica della macchina da presa. Realizza lunghi, spettacolari e avvolgenti piani sequenza: citiamo Shosanna e il suo drammatico abito cremisi mentra cammina sulla teoria di scale nel cinema parigino, per rammentarne uno tra i più coreografici.
District 9
Non è il caso di District 9. Preceduto da un incasso e un successo non immaginabili, approda anche nelle nostre lande. Non fatevi fuorviare dai pregiudizi (in tutti i sensi). Siamo in Sudafrica, a Johannesburg terra tormentata dall’apartheid e i “nuovi neri”, sono un popolo disgraziato e insettiforme che si è arenato con l’astronave. Essi Vivono segregati in un distretto ai margini della città. Ovunque messaggi e cartelli indicano di starne alla larga.
Venezia 2009
She, a chinese vincitore del Pardo all’ultimo Festival di Locarno. La malizia non è di chi sa sopravvivere e le caramelle dagli sconosciuti, a volte, sono l’unico aiuto.
La Paura di Pippo Delbono. Pippo e il suo film girato col cellulare. Una pippa. Si paventa lo spettro degli emuli sul genere così sono capace anche io.
Gordos, maniera latina. La ciccia e lo scafandro, retorica surreale. Le merendine sono meglio dello xanax.
Lo spazio bianco, Buy attempata primipara, niente retorica. Napoli e lastre di pietra. Non è solo il dramma che racconta un dolore.
The Informant, Matt Damon panzone e bugiardo patologico. La truffa, è la verità. Prova a prendermi in versione bolsa e casalinga ma col conto corrente ben fornito.
Lourdes, il supermercato del miracolo e i peccati del mondo. Film della madonna. Un bravo cristiano ha sempre risposte e certezze. Un uomo, solo domande.
Lebanon, vincitore del Leone d’oro. Apocalypse in a tank: sguardi folli, regia al cardiopalma, mancato capolavoro. Il contesto è fuorviante. La necessità di dare un nome alla guerra sfoca i contorni e diminuisce la forza del racconto.
Persécution, Romain Duris soffre tanto e anche la Gainsburg soffre tanto ma per dircelo ci impiegano quasi due ore dove c’è tutto lo scibile della psicanalisi e di Cioè, l’avesse scritto Adele H. Dialoghi surreali, arriva la pretenziosità e soffriamo anche noi.
Life during wartine, la felicità secondo Solondz: i temi sono gli stessi e forse rigira (efficace) sempre il medesimo disperato e grottesco film. Premio Mouse d’oro della Rete alla biennale.
Drag me to Hell
Gli ingredienti sono classici e collaudati: l’angelica ragazza vittima di un sortilegio malvagio. Interpretata da Alison Lohman, una piccola virago sottile come un giunco ma fortissima e determinata come l’acciaio. Lavora come impiegata e per riuscire a contrastare l’ambizioso e odioso collega che concorre alla promozione, declina una richiesta di proroga mutuo a un’orribile vecchia, una straordinaria Lorna River.
