Il giorno che Antonio si vide riflesso

Di Daniela Losini | 13 dicembre 2011 alle 20:19

Antonio non è un tipo facile al lamento. Gli chiedi una cosa e la fa e se non può ti dice di no e morta lì.

Gli avevano insegnato che nella vita si lavora duro e allora lui ha sempre fatto quello che doveva essere fatto. Poi un giorno la fabbrica dove aveva vissuto per quasi venti anni era diventata di qualcun altro. Poi di nessuno.

C’erano stati i due anni di cassa integrazione che poi erano i soldi che già gli avevano tolto dalla busta paga per quasi venti anni. Lo faceva un po’ sorridere questa cosa qui che in fondo, era come se si stesse pagando da solo, che quei soldi lì che eran suoi avevano fatto un giro stranissimo per poi ritornare all’origine.

Si era arrangiato e non aveva nemmeno smesso di fumare per risparmiare sulle sigarette solo aveva imparato a comprarsi il tabacco e a farsele lui.

Si era dato da fare per rendersi indispensabile come tuttofare: un colpo a quell’impianto elettrico, venti euro, Antonio mi sistemeresti la tapparella? Quindici euro e una fetta di torta salata.

Poi un giorno Antonio si è visto riflesso nella vetrina di un negozio: c’era un accrocchio trapano e attrezzi che poteva essere utile da comprare per fare un piccolo investimento ma insomma c’era da ragionarci, bisognava anche vedere se la domanda di pensione veniva accettata.

Antonio si è visto riflesso e gli è venuto il magone: ostia, sono vecchio si è detto. E gli è venuto da piangere.

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Un commento su “Il giorno che Antonio si vide riflesso”

  1. aams casino scrive:

    che bella…secondo me in Italia ci sono molti Antonio :(

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