Poi, spegni la luce
L’altro giorno mi son messa a scorrere alcune foto che avevo scattato. Solo tre settimane fa avevo ancora i sandali. Da qualche giorno invece ho rimesso gli anfibi. Nel frattempo ho capito alcune cose.
- Ci sono delle persone che scambiano l’affetto per una forma di controllo: non funziona. Mai.
- Ci sono delle persone che incatenano altre con le loro fottute paure: non funziona. Prima o poi si viene ai coltelli.
- Non serve il quieto vivere: serve capire.
- Non serve raccontare le cose, serve farle. Ma se c’è qualcuno che le racconta dopo, è perfetto.
- Il dolore fisico è qualcosa che si dimentica sempre in fretta e che si rimuove: ogni volta che torna ti ricordi perché la rimozione è utile.
- Non saprei dirvi cosa significa stabilire un legame con un essere umano: so per certo che capita o non capita. Con mio nipote è capitato subito. Come se fosse sempre stato lì, come se lo spazio fisico per lui da quello mentale fosse passato a quello tangibile.
- Ogni volta che ci sono delle cose da sistemare e che non funzionano serve ragionare, lasciar decantare. Lasciar passare anche qualche tempo e riprenderle, poi le parole per spiegare arrivano.
- Ci sono delle persone che se ti succede qualcosa di bello, sì sono contente per te ma poi dicono però o ma. Non so se questa cosa mi piace. Ci sto riflettendo.
- No, non mi piace. Ho deciso.
- Questo post vale per un paio di mesi.
- Esci presto la mattina e mi spiace sempre di non svegliarmi e trovarti lì, ma poi so che mi telefonerai alle otto e che io brontolerò perché lo farai mentre starò facendo colazione o sarò alle prese con una grana di lavoro da sistemare. Questa cosa mi piace perché spero che tu non smetterai mai di telefonarmi e io di sbuffare. Si chiama matrimonio.
- Le giornate sono più corte e viene buio prima e il buio serve a riposare. L’ultimo che esce, spenga la luce.

Losini, ti amo
<3
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:)