Eri il mio cane stupido

Di Daniela Losini | giovedì 30 dicembre 2010 alle 23:44

Il giorno che ho capito che le persone morivano, l’ho capito talmente bene che feci una memorabile piazzata a  mia madre urlando che no, non era possibile.

Ci ero arrivata per logica, non mi ricordo quale fu l’evento scatenante ma improvvisamente nella mia testa lampeggiava la scritta I GENITORI MUOIONO.

Feci una tale scenata che mia madre si innervosì anziché consolarmi. Offesissima mi rinchiusi in stanza tutto il giorno. Intrisi il cuscino di lacrime e mi contorsi in preda ai singulti.

Dopo che mia madre si stufò di chiamarmi per il pranzo e poi per la merenda, mi resi conto di avere un vuoto enorme dentro. Mi era arrivata una specie di consapevolezza (lo deduco oggi, allora non credo che feci la connessione) e arrivata quella, dopo tutte le lacrime e la disperazione, mi accorsi di avere un buco nello stomaco. Ma era diverso da quello provato al mattino. Era fame.

Così uscii dalla stanza e accettai il cibo. Non parlai né lo fece mia madre ma quel giorno capii che i vuoti dentro lo stomaco non avevano tutti lo stesso significato.

Noi abbiamo sempre avuto animali che girellavano per casa: cani, gatti e anche qualche gallina ma alle galline non ho mai fatto in tempo ad affezionarmi perché duravano sempre troppo poco.

Ho seppellito  una discreta quantità di gatti e qualche cane. Persino un verzellino.

Poi è arrivato il giorno che abbiamo dovuto seppellire, te, mamma. E allora lì il concetto dei genitori che muoiono mi è parso talmente chiaro e cristallino che il buco nello stomaco  non se ne è mai più andato via. Però devi essere contenta perché dopo che mi passa la nuvola nera della tua mancanza, faccio un sacco di cose belle, come volevi te e come piace a me.

Prima mi ha telefonato la nonna, per dirmi che  la tua canetta non c’è più (era nostra sì, ma era la tua). Si è ammalata, non c’è stato più niente da fare.  Lo sapevamo ma se anche lo sai, quando succede cosa cambia? Ci stai male.

Stephen King dice sempre che parlare della morte è il vero tabù: penso che un po’ abbia ragione. C’è anche da dire che non è propriamente un argomento di conversazione. Però in qualche maniera, è necessario scenderci a patti.

Come ad esempio adesso, che ho un buco nello stomaco e sono sicura che non è fame.

Manca poco a Natale

Di Daniela Losini | giovedì 23 dicembre 2010 alle 15:30

Era diventato quasi cieco. Ci vedeva solo da un angolo dell’occhio destro. Abbastanza per potersi orientare nei momenti di bisogno, troppo poco per essere totalmente indipendente. È in ospedale da quattro giorni. Non sono passati mai. Due palle così. Il senso del tempo cambia quando sei vecchio. Non avrete idea che sia la stessa quantità di tempo per tutti, eh? Ma vabbe’ la moglie non molla, ha il dispiacere, dice Fatti fare i controlli, sei malato loro sanno cosa fare. Sì, ma due palle così.

Manca poco a Natale, pensa, mentre una voluta di fumo della sigaretta si alza nell’aria pungente della sera. Come hai detto? Le sigarette fanno male? Non è più un problema.

Ha il corpo intorpidito, i pensieri sono veloci ma il corpo è già qualche tempo che ha deciso di fare di testa sua. Pensa di aver spento la sigaretta (certo che non si fuma in ospedale ma se ti prendi una stanza privata la prima cosa che fai è farti gli affaracci tuoi, al massimo ti rompe le balle il primario e morta lì. Dici che le sigarette fanno male? Non è più un problema te l’ho detto prima) e invece non l’ha ancora buttata dalla finestra.

Manca poco a Natale, pensa. Lancia il mozzicone con uno schiocco leggero delle dita mentre gli schioccano anche tutte le ossa. Farà freddo? Chi lo sa. Ha fatto la chemio ieri e la febbre non gli lascia percepire la temperatura esatta.

Vorrebbe scrivere un biglietto, scriverci quella cosa che son quattro giorni che gli ronza in testa. Sbuffa e poi con un salto delicato, entra nel vuoto.

Tanto non vedo un cazzo, va bene così. Sono pronto, ho le ossa fragili, che ci vuole? Vorrei dirvi una cosa: la sapete ma ve la dico. Mi sono rotto i coglioni. Non siate melodrammatici e nemmeno ridete sguaiati. Adesso ho toccato terra, ho sentito una specie di botto ma è durato poco. Adesso vi devo salutare. Manca poco a Natale. State bene.

PSlA 2010

Se tu mi domandassi

Di Daniela Losini | sabato 18 dicembre 2010 alle 19:40

Se tu mi domandassi del dolore, ti risponderei adesso è qui, non se ne va.

La tua assenza è diventata polvere sulle cose. Da quando non ci sei più siamo diventati tutti meno. Meno lucidi, meno divertenti, meno presenti. Vediamo le cose succedere, le valanghe rotolare e pensiamo cose stupide come sopravvivere a noi stessi, al vuoto che diventa ghiaccio millenario, alle parole che non escono nemmeno con tenaglie affettuose.

Ti chiederemmo perdono, se solo ne fossimo capaci. Guarda a noi con il tuo sguardo più caldo e severo. C’è molto da fare anche se il puzzle originario non si ricomporrà mai più. Ha troppi pezzi perduti e dimenticati.

Ci dovranno essere giorni nuovi e motivi e ragioni e progetti o diventeremo crepe nel muro e buio e silenzio. Non ci sarà colore. Guarda a noi come neonati e insegnaci ancora lo stupore.

Torna come sai fare tu nei pezzi delle frasi, nelle cose che ti piacevano e che ritrovo e coltivo come un giardino che non smetto di annaffiare mai. Torna sì, torna quando vuoi.

Cosa vuol dire perdersi

Di Daniela Losini | martedì 7 dicembre 2010 alle 18:40

Delle volte è ritrovare la strada giusta.