La legge del farsi i fatti propri - reloaded

Di Daniela Losini | mercoledì 9 giugno 2010 alle 14:37

Qualche tempo fa scrivevo:

La legge del farsi i fatti propri è una legge universalmente riconosciuta, nobile e meschina allo stesso tempo. Nobile si capisce, meschina invece lo si intende nell’unico senso positivo possibile: meglio essere discreti che ficcanaso.

C’è un problema però.

A furia di essere discreti e farsi i fatti propri, la gente, ti dimentica.

Corollario: oh, avevo ragione.

Ventisette giorni

Di Daniela Losini | domenica 6 giugno 2010 alle 14:51

Oggi penso a te.

Sette anni, un tempo che mette la giusta distanza tra lo strazio della perdita e il desiderio di camminare leggeri. Mi ricordo tante cose di quel periodo e quelle che la memoria non recupera le ho tutte scritte in un diario. Dico sempre che un giorno racconterò la tua storia, mamma, forse non faccio altro che scrivere cose solo nell’attesa di scrivere di te e di tutti noi. Tutte le cose che devi sapere le sai, anche quelle che rimangono non dette, tu le sai.

Oggi mi è venuta in mente l’ultima litigata furente che abbiamo fatto. Io e te, c’erano dei momenti che ci capivamo talmente bene che bastava un inizio di frase per scatenare l’inferno. T’avevan detto che eri in remissione, che stavi guarendo ed era la fine di giugno. Ventisette giorni dopo, morivi e io lo sapevo che quei risultati erano cazzate. Avevi una malattia dalla quale non si guariva (mesotelioma da contaminazione da amianto per un lavoro di merda che avevi fatto a ventidue anni e come te le tue colleghe sono tutte morte, forse ce n’è viva una sola ma non ho il coraggio di chiamare la sua famiglia). Pensarci, la beffa, avevi la data di scadenza tatuata nelle viscere.

Insomma te dici sto meglio vado in vacanza e ti chiedo dove (penso subito sì sì un po’ di pace che bello ti rilassi, il mare) e te dici vado in Tunisia e io mi arrabbio subito e mi metto subito ad alzare la voce, e dove vai? dove vai? vai in Italia che Tunisia e mio padre, ma dai ci sono io. Criminali dico, se succede qualcosa vi lascio tutti e due là, arrangiatevi. Mia sorella non diceva niente e se avessi potuto avrei incenerito medici, referti, false speranze, ottimismo. Poi tutto si cheta e chiamo un paio di amici medici e gli faccio avere quel risultato della tac, ho esagerato, ho le paure, ho l’egoismo. Se sta davvero bene che vada dove vuole andare.

Mi dicono che una malattia del genere non ha remissiva, solo una fase di stasi e che la tac dice semplicemente quel che deve dire, i grumi del mesotelioma sono talmente piccoli che non si rilevano. Poi telefono a mia mamma e prima che io dica qualcosa mi dice vado a Imperia a casa della zia, bene e taccio sul resto, mi fa male un braccio da due giorni mi dice, non è normale, ti passa dico io. Stai là quattro giorni poi torni perché il braccio peggiora. Sto peggio di prima, dice. E io penso che vorrei del cherosene per dare fuoco a tutto. Becco il dottore che le ha dato gli esami e le ha raccontato la fola ma prima vado dal primario, dice di mettersi in pace, dice le stesse parole di gennaio, ho sempre dato retta a lui, che tu saresti morta l’ho capito seduta nel suo studio a gennaio. Ho avuto sei mesi per convivere con quel pensiero, niente che avrebbe potuto distruggere la mia voglia di condividere cose con te, certo è che ho avuto i passi talmente pesanti che da quel giorno ho smesso i panni della figlia e sono diventata altro.

Dicevo, il dottorino, gli faccio una scenata in corridoio, non gli do nemmeno il tempo di controbattere, lui dice parametri di guarigione, statistiche, percentuali e io gli dico solo le auguro un giorno che diano false speranze anche a lei e che ci creda.

Noi avremo ancora ventisette giorni per stare insieme è estate, si dovrebbe pensare alle minchiate, noi penseremo a milioni di cose, al dolore, al tempo che ci rimane e a comprarti ghiaccioli.

Dove si fanno dei ragionamenti e le conclusioni, boh

Di Daniela Losini | sabato 5 giugno 2010 alle 00:29

Uno dice, non mi frega, è una data come tutti gli altri anni. Non è vero sono due ventenni in una persona sola e se non sono ancora scoppiata credo che sia per via del dna, ho una famiglia tenace che ha combattuto delle guerre, preso a pietrate i cinghiali nei boschi (lo faceva un mio zio, non dite niente) e di donne che sapevano tirare il collo alle galline.

Quindi mi frega: ci avrei voluto arrivare con tutto un altro peso, letteralmente. Nessuno potrà mai dirmi niente di peggio di quello che riesco a pensare io di me stessa, detto ciò mi stimo per la caparbietà con la quale, a volte, riesco a non smuovermi dalla situazione stagnante nella quale puccio i miei pensieri della sera. Non temete qui non ci si piange addosso perché la forza di volontà che ho nel fare le cose (comprese le sbagliate che mi vengono da dio) voi ve la sognate e comunque, se anche mi lamentassi lo farei talmente bene che non vi resterebbe altro che darmi ragione.

No, poi niente avevo anche delle altre cose da dire tipo che ho perso due volte il certificato di sana e robusta costituzione per andare a iscrivermi in palestra.

Giuro, non è colpa mia.