Non aver fiato (dove si racconta, ci si lamenta e si fa aneddotica)
Come sono riuscita a sopravvivere agli ultimi due anni non lo so.
Anzi lo so: sono ostinata in modo quasi ottuso nel credere che le cose ogni tanto migliorino e questa stupidità intelligente penso mi sia sempre stata di grande aiuto.
Voi siete nichilisti tristi e rassegnati, io sono nichilista uguale ma non sono rassegnata. Sono ostinata e tenace in modo quasi fastidioso. Solo che questo mettere distanze razionali necessarie a risolvere i guai continui che mi cascano addosso (il fallimento dell’azienda nella quale ho lavorato 13 anni senza retorica nè piagneria pensate che non abbia lasciato il segno? ho una rughetta sotto agli occhi giusto da qualche mese a ricordarmelo); pensate che la morte di mamma non abbia lasciato il segno? ho dei giorni che sono così cinica senza senso di colpa alcuno per le inezie altrui che il napalm la mattina è una carezza.
Cioran (se non sapete chi è, studiate) era continuamente acciaccato: provava disprezzo per i propri malanni continui. Pativa in modo straordinario, con una rabbia lucida e necessaria i continui abbattimenti fisici (del genere: non hai una malattia grave, per graziadiddio ma sei sempre sul limite della conta delle difese immunitarie) e analizzava con spietata chiarezza il suo stato.
A me succede la stessa cosa solo che non produco, per bilanciare, una delle migliori filosofie del novecento. Pensate la frustrazione.
Dalla terribile malattia di mamma e quello che ha dovuto passare tutta la mia famiglia, ho mutuato una forma di ipocondria tale (terrei a precisare che ne parlo solo con altri ipocondriaci e che è una cosa che coltivo con grande determinazione in perfetta solitudine) che ho acquisito quel che si dice cultura enciclopedica del malanno comune. Se mi chiedi cose, io ti rispondo ma non verrò mai a romperti le scatole evangelizzando su questo o quell’antibiotico.
Dicevo, dal 2005 fino a un paio di anni fa ho avuto talmente tanti acciacchi, malanni, strane cose (compreso il morso di un ragno) che a un certo punto gli amici più cari han smesso di chiedermi “Come stai” per togliermi dall’imbarazzo di dover rispondere una balla tutte le volte.
Ho conosciuto un periodo abbastanza lungo di quiete. E la quiete intendetela così: meno tracheiti, meno bronchiti e figli e figliastri delle varie influenze. Quiete compensata però da grossissimi problemi ai denti tutt’ora non risolti e giuro che quasi me lo stavo dimenticando: a riprova che la mente ci sa fare bene con le rimozioni, mica si può vivere pensando continuamente al dolore. Anche perché le vette stratosferiche del 2006, detto anche l’anno del ragno come sopra e periodo nel quale sono stata sana per due mesi, non vorrei superarle.
Era dunque da giugno del 2009 che non avevo un acciacco così ben congeniato - a distanza di un mese dall’ultimo - al punto che il dottore, ieri, mi ha detto: “Ah no eh, non esca di casa che questo respiro così brutto non deve diventare polmonite.”
In effetti manca nella collezione. Ma faccio pure senza, eh.
Ho pensato questa cosa
Quando ho partecipato, come molti altri alla chiamata del Many per Schegge di Liberazione ho pensato di mandargli un racconto che scrissi tempo fa.
Non ho scritto di testimonianze nè di ricordi sulla guerra, perché di quelli della mia famiglia sono terribilmente gelosa. Per uno scrivente non è una grande idea tenersi per sè certe storie che se solo sapessi scrivere davvero bene, voi direste “Questa è una storia bellissima”.
Ma per come la vedo io
l’anti-fascismo non è solo aver imparato qualcosa dalla storia ma un modo di pensare più ampio che comincia dall’aver memoria delle cose, oltre che dei fatti storici.
L’anti-fascismo abbraccia tutti i modi di pensare. Sei contro la censura, sei contro l’intolleranza, sei contro il pregiudizio. Poi non è detto che ci riesci sempre a essere anti-fascista. Ma lo devi fare. Tutti i giorni. Ti ci devi impegnare. Non ci sono scuse.
Scontro tra Titani recensione
Effetti speciali made in Ray Harryhausen, stop-motion, enormi scorpioni inferociti e il Kraken di gomma che esigeva il tributo umano per placare l'ira degli dei contro la città di Argo, furono i fattori che resero in qualche modo il film indimenticabile. Si era ragazzini e ben si ricorda il gufo di metallo, Medusa, Perseo, Pegasus il bianco cavallo alato.
Si saccheggiò dalla mitologia greca per restituire uno spettacolo alle platee, il cinema in luogo dell'anfiteatro e l'operazione ebbe il suo seguito. Oggi spiace che per piazzare il remake a cura di Louis Leterrier (l'ultimo controverso Hulk con Edward Norton era suo) si stia puntando sul 3D all'ultimo minuto tanto per far grancassa di risonanza all'effetto in voga.
Scontro tra Titani
Alice nel Paese delle Meraviglie
Permeato da un tono folle e di pazzia strisciante, non è così apertamente sfacciato e colmo di nonsense. Siamo sempre in territorio Disney e dunque pur rimanendo nell’ambito delle stranezze (diversamente dal complicato e alienante “Nel Paese dei Mostri Selvaggi”) tutte le bizzarre creature che popolano Sottomondo, emanano familiarità.
Alice nel Paese delle Meraviglie
Permeato da un tono folle e di pazzia strisciante, non è così apertamente sfacciato e colmo di nonsense. Siamo sempre in territorio Disney e dunque pur rimanendo nell’ambito delle stranezze (diversamente dal complicato e alienante “Nel Paese dei Mostri Selvaggi”) tutte le bizzarre creature che popolano Sottomondo, emanano familiarità.
