District 9

Di Daniela Losini | mercoledì 30 settembre 2009 alle 16:49
Dite l’Alieno. L’ultimo caso conclamato di affossamento della trama dovuto alla comparsa dell’Alieno è stato il quarto Indiana Jones, fagocitato e stecchito dalla creatura spaziale.

Non è il caso di District 9. Preceduto da un incasso e un successo non immaginabili, approda anche nelle nostre lande. Non fatevi fuorviare dai pregiudizi (in tutti i sensi). Siamo in Sudafrica, a Johannesburg terra tormentata dall’apartheid e i “nuovi neri”, sono un popolo disgraziato e insettiforme che si è arenato con l’astronave. Essi Vivono segregati in un distretto ai margini della città. Ovunque messaggi e cartelli indicano di starne alla larga.
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Brutti sogni

Di Daniela Losini | mercoledì 30 settembre 2009 alle 14:12

Non è che per forza fare dei brutti sogni significa sognare robe brutte con mostri orrendi 0ppure sogni nei quali rivivi situazioni terribili come ripetere cento volte l’esame di maturità (che ansia) o perdere i treni.

L’altra notte ho sognato di partecipare a una specie di festa/evento dove c’erano molte persone e molto cibo. Soprattutto c’erano torte spettacolari come queste, queste e queste. Soprattutto, c’era molto cioccolato in tutte le sue declinazioni mangerecce.

Mentre ragionavo tra me e me su cosa scegliere, prendevo un piatto e mi avvicinavo a una torta meravigliosa. Un misto di mousse al cioccolato, morbida, glassa croccante, sentore di cremino, consistenza soffice. Per fare un parallelo, prova tu a immaginare il mangiare che ti soddisfa di più col profumo, il desiderio, l’aspettativa, l’acquolina e tutto il resto.

Solo che arrivata lì nei pressi della torta non riuscivo a muovere un passo. Avevo in mano il piatto e non riuscivo a muovermi, ero inchiodata al pavimento. Davanti alla torta  c’era un cameriere che somigliava a Mr Grady e Mr Grady non è che sia ‘sto grande amicone.

“Madame, cosa desidera?”

“Quella torta, per favore.”

“E’ finita.”

“Non è vero.”

“Le dico che è finita.”

Nel mentre vedevo un sacco di persone che me la mangiavano sotto agli occhi e poi, a un certo punto, la torta che volevo era finita davvero e non avendo più delle parole, piangevo e mi disperavo.

Mi sono svegliata con dentro una sofferenza, una sofferenza tale che è stato come se mi avessero tolto qualcosa di fondamentale.

Sono corsa in cucina.

Ho preso un panino morbido e l’ho riempito di nutella e gli ho subito dato un morso, velocissima. Poi mi è venuto in mente quello stronzo di Mr Grady e ho pensato Mr Grady, questa volta ti ho fregato.

Autoironicissim*

Di Daniela Losini | lunedì 28 settembre 2009 alle 09:26

E’ colei/colui che potendo lo scriverebbe sulla cartà di identità alla riga segni particolari.  E’ altresì  la medesima persona che alla prima battuta che le viene indirizzata, risponde con lo sguardo perduto nel tentativo della comprensione.

Poi, per non sbagliare, si offende a morte.

Venezia 2009

Di Daniela Losini | giovedì 24 settembre 2009 alle 11:36

She, a chinese vincitore del Pardo all’ultimo Festival di Locarno. La malizia non è di chi sa sopravvivere e le caramelle dagli sconosciuti, a volte, sono l’unico aiuto.

La Paura di Pippo Delbono. Pippo e il suo film girato col cellulare. Una pippa. Si paventa lo spettro degli emuli sul genere così sono capace anche io.

Gordos, maniera latina. La ciccia e lo scafandro, retorica surreale. Le merendine sono meglio dello xanax.

Lo spazio bianco, Buy attempata primipara, niente retorica.  Napoli e lastre di pietra. Non è solo il dramma che racconta un dolore.

The Informant, Matt Damon panzone e bugiardo patologico. La truffa, è la verità. Prova a prendermi in versione bolsa e casalinga ma col conto corrente ben fornito.

Lourdes, il supermercato del miracolo e i peccati del mondo. Film della madonna. Un bravo cristiano ha sempre risposte e certezze. Un uomo, solo domande.

Lebanon, vincitore del Leone d’oro. Apocalypse in a tank: sguardi folli, regia al cardiopalma, mancato capolavoro. Il contesto è fuorviante. La necessità di dare un nome alla guerra sfoca i contorni e diminuisce la forza del racconto.

Persécution,  Romain Duris soffre tanto e anche la Gainsburg soffre tanto ma per dircelo ci impiegano quasi due ore dove c’è tutto lo scibile della psicanalisi e di Cioè, l’avesse scritto Adele H. Dialoghi surreali, arriva la pretenziosità e soffriamo anche noi.

Life during wartine, la felicità secondo Solondz: i temi sono gli stessi e forse rigira (efficace) sempre il medesimo disperato e grottesco film. Premio Mouse d’oro della Rete alla biennale.

E’ proprio vero che le idee non muoiono mai

Di Daniela Losini | martedì 22 settembre 2009 alle 12:35

Perché se sono cretine e tu le scarti, c’è sempre  che qualcuno pronto a metterle in pratica.

La stupida intelligente

Di Daniela Losini | venerdì 18 settembre 2009 alle 10:54

E’ una specie umana che di solito è femminile. Ci sono anche tanti uomini che potremmo definire stupidi intelligenti ma com’è, come non è, sono più goffi degli esemplari femminili e per questo motivo più simpatici.

La stupida intelligente dice e scrive cose che sembrano intelligenti. Articola un pensiero medio che all’apparenza rivela una certa profondità. Questo fenomeno accade nel breve e nel medio termine. Se si osserva l’agire della stupida intelligente sul lungo termine, le lacune diventano evidenti in modo cristallino.

La stupida intelligente legge cinque sei libri all’anno ma legge i  libri giusti non il solito paulocoelho e il solito stieglarsson. No. La stupida intelligente prende in mano La versione di Barney e poi alla prima occasione butterà lì in un discorso tra gente che sta parlando di libri, che l’ha letto. Oh mi è piaciuto, dice. Mentre sbatte le ciglia soddisfatta di se stessa.

La stupida intelligente vede una decina di film all’anno e alcune serie televisive: alla prima occasione ci terrà a farvi sapere che ha visto questo o quello e che le è molto piaciuto. Poi esprimerà un timido giudizio infilandoci dentro l’aggettivo kubrickiano perché la stupida intelligente – dice lei – al cospetto di che ne sa di più – detto sempre da lei – si sente una spugna che vuole tanto imparare. Kubrickiano. Certo.

La stupida intelligente mostrerà spesso problemi di ritrosia (da non confondersi assolutamente con la persona timida, il timido quasi mai ti dice quanti libri ha letto o quanti film ha visto). Non le credete. Sta fingendo perché la stupida intelligente cova nell’animo l’insidia dell’insicurezza e prima o poi ve la vomiterà addosso con tutta la potenza dirompente di una valanga.

La stupida intelligente se è carina o possiede una stilla di carisma (una stilla eh) si circonda di bruttine stagionate, cesse plurilaureate, apprezzatori della gnocca letterata  (altra declinazione della stupida intelligente ma  riconosciuta dalla comunità in quanto la bellezza si sa, all’occhio salta subito e va premiata senza smancerie, suvvia) perché lei è generosa, crede nell’amicizia e non fa che sbandierarlo ai quattro venti.

La stupida intelligente è permalosa come la merda ma non lo ammetterà mai, salvo nel tempo diventare l’acerrima nemica di quel circolo di lettura o di quell’ambiente in generale che ha frequentato con dedizione patologica, fino a un microsecondo fa. Tutto questo accadrà senza alcuna ragione logica rilevabile perché la stupida intelligente, non sa cosa voglia dire essere consapevole.

Drag me to Hell

Di Daniela Losini | lunedì 14 settembre 2009 alle 23:50
Sam Raimi riprende a stupirci col suo grande talento immaginifico: e lo fa buttandoci sulle montagne russe di un travolgente horror/grottesco che lascia poco spazio al fiato e alla noia.

Gli ingredienti sono classici e collaudati: l’angelica ragazza vittima di un sortilegio malvagio. Interpretata da Alison Lohman, una piccola virago sottile come un giunco ma fortissima e determinata come l’acciaio. Lavora come impiegata e per riuscire a contrastare l’ambizioso e odioso collega che concorre alla promozione, declina una richiesta di proroga mutuo a un’orribile vecchia, una straordinaria Lorna River.
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