Dovrei scrivere qualcosa

Di Daniela Losini | lunedì 13 luglio 2009 alle 12:17

però, prima, ci devo pensare.

Le grandi verità rivelate #1

Di Daniela Losini | mercoledì 8 luglio 2009 alle 15:11

Volevo dire, comunque,  che guardo molti più film di quelli di cui scrivo.

La lettera che nessuno mi ha mai scritto

Di Daniela Losini | domenica 5 luglio 2009 alle 21:11

è una lettera lunga.

Forse è stato meglio non averla mai ricevuta.  E poi a una lettera così, non avrei saputo rispondere. Forse non l’ho mai ricevuta perché l’unica persona che la può scrivere, sono io.

Ci sono state delle volte che pensare alla tua morte, mamma, è stato un pensiero così vago e assurdo che per i primi mesi io sapevo solo che dovevo allontanarmi il più possibile da quel dolore. Dovevo andare in un luogo dove la tua assenza non fosse così tangibile.

Sono via, pensavo, sono lontana. Poi quando torno, torni anche tu. Come spesso facevi quando eri in viaggio.  Quando mi sono decisa a tornare io, è successo che sono rimasta lì ad aspettare che tornassi tu.  E sono passati almeno tre anni.  Non è venuto nessuno.

Ci dicesti che eri malata a Natale e dopo sei mesi, moristi. Era di luglio, era d’estate.  Come faccio a non avere la malinconia che governa le mie lune? Sei morta quando tutti dovrebbero pensare alle scemenze e al massimo a quale gusto di gelato scegliere per avversare la calura. Eppure anche se ho macinato chilometri su chilometri, dai miei luoghi non mi sono mai mossa.

In compenso ho un sacco di cose da raccontare. Ho speso molto tempo della mia vita ad ascoltare, una parte la voglio vivere da cantastorie.  Se non avrai paura di chiedere, ti racconterò tutto.

Sono passati sei anni e tra qualche giorno è il mio compleanno.  Non ho nessun dolore residuo da compatire, nessun sospeso da saldare, nessun vuoto da colmare.

Non sono mai stata una vittima, nemmeno quando la disperazione mi ha portato sul ciglio di tutti i dirupi e mi ha mostrato quello che avrei trovato oltrepassandolo.  Io so che sono andata in quei luoghi così tetri, perché ci volevo andare. La coscienza e la consapevolezza non mi hanno mai abbandonata. La mia rabbia è sempre stata lucida, rivolta verso obiettivi precisi. L’unica cosa è che non ho mai molto amato parlare dei giorni infiniti, dilatati e lunghissimi passati a guardare la mia vita e i miei gesti come se li stesse vivendo qualcun altro perché non ho mai davvero voluto condividere con nessuno una catastrofe emotiva del genere. Ho sempre saputo che sarebbe stata impossibile da comunicare.

Mi hanno invece sempre molto aiutata la pazienza, le buone parole  anche quelle trite del sai passerà perché ho sempre saputo che  erano vere.  E’ tutto vero.  Il peggio passa, la sensazione di essere schiacciati da miliardi di metri cubi di cemento, un giorno passa e tu ricominci a camminare. Solo cammini in modo diverso.  Sei tu, sono i tuoi piedi ma i passi hanno un’altra misura.

Nella lettera che nessuno mi ha mai scritto c’è sempre stata una parola che avrei voluto leggere,  bentornata che è la parola che mi dico tutti i giorni quando mi sveglio la mattina anche se sono di pessimo umore.

Bentornata.

Metodi di sopravvivenza

Di Daniela Losini | giovedì 2 luglio 2009 alle 11:07

Quando sono partita l’altro giorno per andare a Dublino e poi a Cork (giuro pubblico le foto quanto prima, promesso) come puntualmente mi accade, ho incontrato delle persone che mi volevano raccontare delle cose.

Questa volta una signora e un signore con la faccia simpatica. Mentre siamo in fila per salire sull’aereo,  la signora mi dice:

“Mio marito ha paura.”

“Beh è normale. Io non ci penso ma a pensarci viene anche a me”  dico.

Lui non parla ma abbozza un sorriso e capisco che non parla perché si deve concentrare.  La moglie, adesso, è la sua unica voce possibile.

“Sa, ha fatto anche il corso con l’Alitalia l’anno scorso per gestire la paura. Vediamo come va.”

“E’ un volo breve dai, facciamoci forza”  butto lì.

Li ritrovo ad attendere i bagagli, arrivati sani e salvi e con noi tutti interi.

Ci sorridiamo e chiedo direttamente a lui:

“Allora come è andata?”

Mi fa un gesto con la mano, così così.

“Son serviti i consigli del corso?”

La sua faccia dice, tutte chiacchiere. E poi mi fa un’altra faccia, buffa, e un gesto.  Il gesto del cicchetto.

“Sa, meno male che li vendono sull’aereo, è la prima cosa che chiedo.”

Transformers: la vendetta del Caduto

Di Daniela Losini | mercoledì 1 luglio 2009 alle 20:13
Tornano i robot trasformisti: Michael Bay è un cacciatore di blockbuster e non molla la preda. La puntata numero due schiera ancora una volta gli Autobot (il bene) capeggiati da Optimus Prime versus i Decepticon (il male) e riecco Megatron ma vi sarà anche un nuovo cattivo cattivone, Il Caduto e un degno compare intriso di dna robotico della distruzione: Devastator. Nel primo episodio ci si era divertiti e avevamo cavalcato ben disposti l’Armageddon di supercarenate lamiere senzienti, in “Transformers: la Vendetta del Caduto” la gustosa miscela si mantiene appetibile per circa un’ora.
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Crossing Over

Di Daniela Losini | mercoledì 1 luglio 2009 alle 20:11
Il modello di riferimento di “Crossing Over” è Crash di Paul Haggis ma non ne raggiunge nè la statura morale nè il livello narrativo. Wayne Kramer (già padre del wannabe tarantino-style “Running” con Paul Walker) imbastisce rivoli narrativi che ruotano attorno al filone della green card e dell’ottenimento della cittadinanza americana, dei clandestini e dell’immigrazione. Il poliziotto bolso e buono (Harrison Ford) e la piccola fiammiferaia alla macchina da cucire (Alice Braga) senza il permesso di soggiorno, (Ray Liotta, iniettato di troppo botulino) avvocato profittatore di giovani aspiranti attrici bionde e australiane.
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