La lettera che nessuno mi ha mai scritto
è una lettera lunga.
Forse è stato meglio non averla mai ricevuta. E poi a una lettera così, non avrei saputo rispondere. Forse non l’ho mai ricevuta perché l’unica persona che la può scrivere, sono io.
Ci sono state delle volte che pensare alla tua morte, mamma, è stato un pensiero così vago e assurdo che per i primi mesi io sapevo solo che dovevo allontanarmi il più possibile da quel dolore. Dovevo andare in un luogo dove la tua assenza non fosse così tangibile.
Sono via, pensavo, sono lontana. Poi quando torno, torni anche tu. Come spesso facevi quando eri in viaggio. Quando mi sono decisa a tornare io, è successo che sono rimasta lì ad aspettare che tornassi tu. E sono passati almeno tre anni. Non è venuto nessuno.
Ci dicesti che eri malata a Natale e dopo sei mesi, moristi. Era di luglio, era d’estate. Come faccio a non avere la malinconia che governa le mie lune? Sei morta quando tutti dovrebbero pensare alle scemenze e al massimo a quale gusto di gelato scegliere per avversare la calura. Eppure anche se ho macinato chilometri su chilometri, dai miei luoghi non mi sono mai mossa.
In compenso ho un sacco di cose da raccontare. Ho speso molto tempo della mia vita ad ascoltare, una parte la voglio vivere da cantastorie. Se non avrai paura di chiedere, ti racconterò tutto.
Sono passati sei anni e tra qualche giorno è il mio compleanno. Non ho nessun dolore residuo da compatire, nessun sospeso da saldare, nessun vuoto da colmare.
Non sono mai stata una vittima, nemmeno quando la disperazione mi ha portato sul ciglio di tutti i dirupi e mi ha mostrato quello che avrei trovato oltrepassandolo. Io so che sono andata in quei luoghi così tetri, perché ci volevo andare. La coscienza e la consapevolezza non mi hanno mai abbandonata. La mia rabbia è sempre stata lucida, rivolta verso obiettivi precisi. L’unica cosa è che non ho mai molto amato parlare dei giorni infiniti, dilatati e lunghissimi passati a guardare la mia vita e i miei gesti come se li stesse vivendo qualcun altro perché non ho mai davvero voluto condividere con nessuno una catastrofe emotiva del genere. Ho sempre saputo che sarebbe stata impossibile da comunicare.
Mi hanno invece sempre molto aiutata la pazienza, le buone parole anche quelle trite del sai passerà perché ho sempre saputo che erano vere. E’ tutto vero. Il peggio passa, la sensazione di essere schiacciati da miliardi di metri cubi di cemento, un giorno passa e tu ricominci a camminare. Solo cammini in modo diverso. Sei tu, sono i tuoi piedi ma i passi hanno un’altra misura.
Nella lettera che nessuno mi ha mai scritto c’è sempre stata una parola che avrei voluto leggere, bentornata che è la parola che mi dico tutti i giorni quando mi sveglio la mattina anche se sono di pessimo umore.
Bentornata.

Come le capisco queste parole. Anche se per me era il mio papà e si è trattato di un incidente, per cui tutta la mia vita è cambiata dall’oggi al domani. Son passati anche molti più anni, ora che faccio il conto non mi sembra nemmeno vero che ne siano passati già così tanti,ed il tempo è l’alleato più prezioso anche se lui mi manca sempre ma io lo so che c’è. :*
:*
http://ff.im/4PP6a
Bentornata
grazie
Anche se non posso comprendere appieno il significato di una perdita così importante, posso però sentire sulla pelle e nel cuore l’immensa portata emotiva che si porta appresso. Nessuno se ne va mai via dal cuore delle persone che lo hanno amato
Io ho perso la mia mamma che avevo sette anni. Era novembre, faceva freddo e tutti mi dicevano di non piangere. Anche io sono andata via, chissà dove però, io non lo ricordo. So solo che una mattina mi sono svegliata che ormai era estate e di anni ne avevo dieci, ed ero tornata. Diversa, ma ero lì.
La mia mamma se n’è andata a marzo, una partenza improvvisa, senza disturbare, come ha sempre fatto lei.
E io sono rimasta qui, in un bozzolo di ghiaccio, tanto da non accorgermi che ormai è estate, tanto da essere anestetizzata contro il dolore e la sofferenza, solo in attesa ‘che passi’, come mi dicono tutti. Anche se non so cosa deve passare perché tutto è uguale a prima nella sua totale assoluta assordante diversità. Perché sempre e comunque la vita continua, e come diceva mamma, “il mondo è dei vivi”
le sensazioni sono comuni, il percorso individuale lo dimostrano le vostre testimonianze che sono preziose
[...] 2) La lettera che nessuno mi ha mai scritto, di Daniela Losini [...]
:*
welcome back.
Parole sante. Anche io ho avuto un percorso simile, con mio padre. E quell’espressione, “cambia la misura”… non saprei spiegare come ma è proprio così.
Mio padre è morto 22 anni fa, tra un mese. L’ultimo pianto per lui risale a ieri. Mi manca, forse di più ora che comincio a invecchiare. Mia madre ha ottant’ anni. Quando non ci sarà più io diventerò di pietra.
Cara Omonima, ho frequentato con te il corso di Pinardi,mi piaceva molto come scrivevi, ti trovavo la migliore di tutti noi, leggendo la tua lettera penso lo stesso. Brava…
Io ho mollato, ho terminato medicina, mi sono specializzata in neuropsichiatria e lavoro al San Paolo.
Sarebbe bello organizzare una cena con i corsisti e con Davide…una serata come ai vecchi tempi.
Ciao
Dani
Anche se fa male, nella vita si prova questo dolore…guai se non lo provassi! Non proveresti nient’altro. Bentornata…e bentrovata. E’ passato del tempo ma sei come ti ricordavo…solo lo stile è migliorato moltissimo. Un abbraccio.
forse non è neanche giusto scrivere, di queste cose, è sempre un pò artificiale ogni parola; è più dignitoso soffrire in silenzio, come milioni di uomini, per migliaia di anni, uomini e donne che non sapevano scrivere, hanno fatto; ho perso mia madre tantissimi anni fa, è come fosse ieri, perchè il tempo vero, interiore, non passa, il tempo che passa è roba da intellettuali che si credono dei piccoli proust; tutte panzane, soffrire in silenzio, e vivere con dignità, senza scrivere fesserie, questo sarebbe giusto; ma anch’io sono inesorabilmente rovinato dai troppi libri
diego
non mi trovi daccordo con nessuna delle parole che hai scritto (ma va bene così)
….certo gioia, mi trovo assolutamente d’accordo in quel che scrivi…ho vissuto indirettamente il tuo momento ma non per questo ne sono rimasto indifferente, anzi… è servito ad ampliare la mia visione invitandomi ad andare incontro alle persone che come te giungono da una particolare stazione, e alle quali si corre incontro dicendo: “Bentornata” ci sono anch’io.
Capire le persone che tornano da viaggi simili, significa calarsi dentro a loro, un po’ come si fa con un vestito, ciao