I love shopping, P.J. Hogan
Benvenuti (mica che dovete anche far commenti sull’arredamento eh)
Volevo una casa nuova e ora ce l’ho.
Un ringraziamento speciale va all’amica Suzupearl, per la fantasia, il lavoro grafico e i suggerimenti.
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Lascio cinemax dopo quasi cinque anni, pr5 (catepol, renditi conto!), millemila post, e altrettanti commenti e soddisfazioni e un archivio di film sconfinato che pian piano integrerò qui dentro.
Ricominciamo, dudes.
Il mai nato, David S. Goyer
Facendo della sin troppo facile speculazione sul titolo e sul film, sarebbe stato decisamente meglio (molto meglio) che “The Unborn – Il Mai Nato”, davvero lo fosse stato di nome e di fatto e cinematograficamente parlando. Sin dalle prime battute, scatta il ridicolo. Nemmeno The Grudge aveva lasciato così scontenti.
The Reader, Stephen Daldry
Rarefatto sommesso dramma del cuore, della memoria e dei legami. The Reader tratto dal romanzo di Bernhard Schlink e diretto da Stephen Daldry (già regista del bellissimo, struggente The Hours) racconta dei silenzi e dei rapporti umani.
Lui ha sedici anni e incontra Hanna, una donna sbrigativa nei modi e nelle tenerezze ma colma di passione, sentimento e desiderio di conoscenza. Non sa leggere e il giovane corpo accogliente del suo amante le riserva la sorpresa del racconto. Li unirà la lettura e la carne, li separà il passato di lei.
Universitario e apprendista avvocato ritroverà la donna amante e mai dimenticata in un’aula di tribunale sul banco degli imputati. Fu kapò ai tempi del nazismo e si macchiò di colpe indicibili.
Lui proverà a vivere una vita meno solitaria, introverso e chiuso dentro al suo mondo ma nemmeno un matrimonio e una figlia riusciranno a distoglierlo dall’apatia. Passeranno gli anni, le condanne e le colpe da scontare ma il legame con la straordinaria e oscura donna della giovinezza, non si spezzerà mai. Eccellenti prove d’attore: Kate Winslet regina del dramma, asciutta, empatica e asettica al medesimo tempo, David Kross giovane curioso, incosciente e tribolato, Ralph Fiennes adulto narratore delle vite altrui, incapace di vivere/raccontare la propria.
Grande film imperdibile: memoria e sospiri magistralmente intrecciati.
Revolutionary Road, Sam Mendes
April (Kate Winslet, divina e dolente) e Frank (Leonardo Di Caprio, talentuoso come sempre) sono sposati, hanno figli vivono una vita disperata e normale come molte famiglie della buona borghesia. Ricordando se stessi e quel che i propri sogni imponevano, recuperano l’entusiasmo per un nuovo inizio/miraggio di felicità: Parigi.
Un feroce litigio, dopo l’incontro magico, (come in New York New York: Liza Minnelli e Robert De Niro si insultavano brutalmente ed era la fine) prelude alle difficoltà sin dagli albori. Ma loro resistono, continuano. Flashback dal presente al passato: la prima volta nella quale videro la casa che divenne la loro prigione ma anche un luogo di appagamento; l’ottusa vicina di casa Kathy Bates, il di lei figlio sottoposto agli elettroshock, colui che parlerà senza sovrastrutture e pungerà le anime; lo scorrere degli eventi inesorabilmente legati alla vacuità dell’umore reciproco.
E al centro i due protagonisti: egoisti, sommessi, incapaci di essere all’altezza delle proprie inquietudini. Si tradiscono per rabbia e leggerezza, cercano di parlarsi e volano coltelli. Tratto dall’omonimo romanzo di Richard Yates, Sam Mendes allestisce un’opera piena, consapevole e densa di emotività. Splendido e rarefatto, forse qualche pecca di manierismo e immobilità teatrale di troppo. Ma che classe, che tormento quel sangue versato sui tappenti candidi, quella disperazione rabbiosa, quelle fughe impossibili.
